Quel che resta dei cattolici

Recensione autobiografica al libro di Marco Marzano

Il libro del sociologo ateo Marco Marzano mi interessa in prima persona. Quel che resta dei cattolici mi interroga e mi chiama a un dibattito su quel che resta di me come persona di fede. Vengo da una lunga appartenenza al movimento carismatico e da un altrettanto lungo periodo di decompressione e abbandono, tanto del movimento quanto della chiesa e di tutte le pratiche tradizionali. Ho infine solo di recente, ammesso a me stessa, ma con consistente ritardo sull’evidenza dei miei fatti personali, di aver abbandonato anche la fede. Non ho ancora valutato l’ipotesi per me di passare a un vero e proprio sbattezzo, ma, a questo punto della mia riflessione, non escludo di poterlo un giorno prendere in considerazione. Nella mia fase di decompressione ha inciso, tra l’altro, la lettura del precedente libro di Marzano sui Carismatici (2009) e ne fa parte come ricerca ancora in corso anche questo ultimo.

Leggendo il libro ad esempio scopro che esistono realtà parrocchiali progressiste, un’esperienza verso la quale, nonostante il suo lavoro sia condotto con la tecnica distaccata dell’intervista, il sociologo, non nasconde la sua simpatia personale oltre che storica. E’ una realtà, questa da lui definita progressista, fatta di rari preti che rinunciano a essere accentratori e che lasciano spazio ai credenti non consacrati, i laici (nell’accezione cattolica del termine) in grado di accogliere spinte riformatrici di apertura a temi caldi dei nostri tempi e che la chiesa ufficiale rifiuta di affrontare: la contraccezione, i rapporti sessuali prematrimoniali, l’accoglienza e comunione ai divorziati, l’amore tra persone dello stesso sesso, il superamento dell’imposizione del celibato ai preti, la libertà di darsi un testamento biologico eccetera. Questa rara ecclesia parrocchiale, continua a credere nella parte essenziale del messaggio cristiano, il messaggio escatologico incentrato su fede e vita eterna, rifiutando forme di vita e di morale che sono sempre state l’imposizione forte della Chiesa ufficiale. Come il sociologo teme, è un progressismo destinato forse a restare sommerso e soccombere. Io non l’ho conosciuto e incontrato nella mia esperienza (che risale però agli anni ’80 e ’90 ormai) e forse è tipico di alcune aree del nord Italia, qui in Umbria credo che o non c’è o mi risulta nascosta. Questa, che ripeto, è una realtà a me sconosciuta, è da Marzano sintetizzata nella metafora del fortino assediato, in cui a resistere è una figura di prete che ha abbandonato gli schemi del seminario. A questo prete democratico, fa da contraltare un altro custode del fortino che in altre parrocchie è invece il prete carismatico, che incentra intorno a sé la vita della comunità. Sono piuttosto avvezza alla vita eroica di questo secondo tipo di fortino assediato che sfuma nell’altra grande metafora che Marzano tratteggia, quella del porto sicuro. Nella mia esperienza il porto sicuro si arrocca in fortino, ma questa storia secondo me, meriterebbe di essere indagata a parte. Per quel che mi riguarda, vi ho trovato numerosi giovani alla ricerca di senso e di modelli di riferimento ricercati in preti e anche suore e laici carismatici, ivi compresa per me  mia madre, persone dalla carica di leader e di modelli positivi, stimolo e riferimento forte nella mia esperienza carismatica. Da questa esperienza, il Rinnovamento nello Spirito, oggi ho preso volutamente le distanze. Marzano la include tra le forme di religiosità che si possono definire settarie. Ne ho fatto parte negli anni d’oro della mia fede e della mia esperienza comunitaria che sono stati poi quelli dell’adolescenza e dell’università. Ne sono uscita per asfissia e perché il movimento tendeva a integralismi e posizioni più papiste del papa. Parlare della mia esperienza ora porterebbe lontano. Sarebbe interessante offrire al sociologo motivo di studio e riflessione su un fenomeno che, a mio avviso, ha solo sfiorato con il suo libro del 2009, eludendo completamente quello delle comunità carismatiche su cui invece ci sarebbe molto da dire.

Illuminante invece il suo racconto relatiovo ai neocatecumenali e decisamente ammirevole la pazienza con cui ha seguito la vita di una di queste comunità a lungo per capirla e per leggerne i retroscena di violenza psicologica esercitata sugli adepti e testimoniata da una famiglia di fuoriusciti.

Ho lasciato in ultimo la prima metafora trattata da Marzano nel suo libro e corredata di cifre e di conteggi alle messe domenicali, quella del banco vuoto, delle chiese disertate e della diserzione sempre più profonda dai valori e dalle modalità rituali della chiesa da parte dell’utenza che ancora va a riscuotere la sua dose di sacramenti e riti di passaggio il più delle volte senza più comprenderne, né tantomeno condividerne, il senso. Potente l’espressione di religiosità residuale, una specie di superstizione ridotta a brandelli espressa ad esempio dalla coppia convivente che non riconosce più nessuno dei dettami imposti dalla chiesa salvo poi temere a lasciare il neonato senza il rito del battesimo quasi fosse un talismano protettivo. Persino esilaranti le scene di dissimulazione della vera identità del cappellano davanti al moribondo da parte della moglie del malato a cui vorrebbe far dare l’estrema unzione senza che il destinatario se ne accorgesse. Grottesco anche il racconto del rito funebre dove nessuno sa cosa rispondere all’officiante e dove sciarpe calcistiche e rombi di moto davanti alla chiesa sostituiscono ai simboli della fede e della promessa di vita eterna, quelli mediatici e mondani di un neopaganesimo incipiente. Immagini a mio parere degne di un film che forse interesserebbe scrivere a Nanni Moretti e che farebbe il paio con i coretti  “Mi sintonizzo con Dio, è la frequenza giusta” della stramapalata catechista del film Corpo celeste . Su e giù per l’Italia, alle messe domenicali, ai corsi prematrimoniali e ai funerali, Marzano ha visto e raccontato un’umanità che mi piacerebbe veder rappresentata in un film di contaminazioni e sincretismo da fine impero. Il libro è sicuramente da leggere, da discutere. Il merito assoluto che riconosco al sociologo è quello di essere rispettoso delle persone che lo hanno introdotto nel mondo cattolico della base in crisi e in fermento, della vita arroccata o irreggimentata nelle milizie delle comunità e  dei movimenti, ma sempre guardata con rispetto, quello che a volte manca agli atei nei confronti di questo mondo che va sempre più tramutandosi in un universo  grottesco e decadente scarsamente capace di riflettere con lucidità su sé stesso.

 

 

 

18 thoughts on “Quel che resta dei cattolici

  1. Condivido quello che dici, anche se guardare l’argomento con la convinzione che Dio esista e che sia una persona, o meno, cambia di tantissimo la prospettiva. Per chi ha fede quel che da sempre esiste, e che resta, sarà sempre Il Logos divino, il bene. Nelle realtà secolari male e bene si presentano sempre mescolati come un bambino a mollo nell’acqua sporca quindi così nella chiesa cattolica. Ho appena finito di leggere “obbedienza e libertà” di Vito Mancuso, è un manifesto di tanta parte di cattolici che rivendicano la necessita di seguire il bene in “Verità e giustizia”, al di là dei giochi di potere e delle superstrizioni. Quello che resta è la Verità, finchè ce ne sarà un piccolo briciolo sulla terra, chiesa o non chiesa. Quello che è mistificazione finirà, ne fosse pieno il mondo, chiesa o non chiesa.

    • La Chiesa è poliedrica, ma ciò che Marzano mette in evidenza è il fatto che le gerarchie ufficiali privilegiano i movimenti che vanno verso tendenze integraliste. Non credo gli si possa dar torto e credo che nella varietà contino anche i numeri (e i conteggi fatti nelle chiese la domenica o ai raduni dei movimenti dicono qualcosa). La scommessa è tra la desertificazione della Chiesa e la nuova crociata? Sarebbe triste, preferire il deserto che orta forse il fiore del deserto. Hai visto un movimento che professi l’apertura ai temi di cui si accenna? Sinceramente io no… almeno da noi, forse in Germania dove si muovono i vescovi in favore del testamento biologico e dell’eucarestia ai divorziati.

  2. Gent.ma Mariangela,

    mi chiamo Aldo e sono Il “Capo Famiglia” di quell’esperienza Neocatecumenale che hai letto… mi rammarica sapere che “hai perso” la Fede… Ti assicuro che è stato duro “rialzarsi”, ma oggi posso dire che la mia/nostra Fede è salda, non incolpo la Chiesa per essermi fatto “distruggere” dai NC.. è stata colpa mia, non sono stato in grado di capire subito… hai fatto bene a “prendere le distanze”… ma Ti prego non abbandonare Dio… Ti auguro ogni bene
    Aldo di Michele

    • Ciao Aldo, è un vero piacere ricevere il tuo commento qui e il tuo appello accorato mi è caro, ma al tempo stesso non mi corrisponde, non mi posso considerare come una persona che vuole abbandonare Dio. Piuttosto come chi si sente srisvegliato da un sogno o dall’età in cui si crede a Gesù Bambino, credo che difficilmente riuscirei a immaginare un mio ritorno alla fede. Anche se… Non si sa mai nella vita, che dire.
      Per quel che mi riguarda la mia presa di distanza è stata molto graduale e relativamente indolore, non direi di aver avuto esperienze come la tua e le mie posizioni ora sono dettate da un percrso personale piuttosto che da una caduta. Non mi sento e non mi considero caduta e non mi sento come chi debba rialzarsi.
      Per molto tempo ho sentito la nostalgia di quell’alveo amoroso e pieno di rilascio delle emozioni, questo sì che era la comunità (sorrisi, abbracci, canti, condivisione, pianti).
      La mia presa di distanza è qualcosa che mi è cresciuto dentro. Non parlerei di colpa del Rinnovamento o della Chiesa e nemmeno di colpa mia o di qualcun altro. A questo punto ritengo sia una mia scelta, quella di sentire il mondo senza Dio.

  3. Ciao Mariangela..
    hai ragione sulla comunità solo sorrisi e abbracci………rispetto la Tua scelta… sai che Ti dico..pregherò io per Te..sei troppo intelligente e simpatica..
    un caro saluto
    Aldo di Michele

    • Mi permetto, anche se non ci conosciamo e non sono “affari miei” di commentare questo saluto. Io credo che dire “pregherò per te… sei troppo intelligente e simpatica” *potrebbe essere* (non è detto che lo sia) offensivo per qualcuno (questo qualcuno non è Mariangela, sto parlando in generale). Una volta, diversi anni fa, qualcuno mi disse “pregherò per te”. Mi scagliai contro di lui gridandogli in faccia “Sei un ipocrita!”.
      Naturalmente non è il tuo caso e non penso questo di te. Vorrei però proporti (e proporre a tutti i lettori di questo blog) questo pensiero: che in un atteggiamento così accogliente *potrebbe* (non è detto che sia così) essere nascosta o essere letta una notevole aggressività verbale, dovuta al fatto che la differenza e l’appartenenza sono fortemente sottolineate.

      • Per Marco sulla preghiera: Aldo è libero di pregare per chi vuole e quanto vuole e non lo ritengo per ciò né ipocrita né offensivo. Il ricordo di Marco relativo a qualcuno che gli ha detto “pregherò per te” si riferisce a una situazione sua e ben precisa che non ha niente a che vedere con questo scambio in cui interviene Aldo qui oggi. La dimensione interiore e spirituale della preghiera è un fatto personale. Al limite si potrebbe fare senza mettere annunci, così si eviterebbero i messaggi collaterali.

        • Ciao Pietro (o preferisci Lucignolo 😉 ), per una volta sono (quasi) completamente d’accordo con te. Il punto fondamentale, infatti non è tanto la preghiera quanto il fatto di esplicitarla (di “mettere annunci”, come dici tu). Il “quasi” merita una spiegazione e la darò con un esempio: se io decido di regalare, senza farmi riconoscere, dei soldi a qualcuno, questo, come regalo non richiesto, potrebbe essere sentito come offensivo. Ora un regalo di questo tipo e una preghiera sono due cose diverse, ma sono simili in questo: che sono due tentativi *non richiesti* di aiutare qualcuno (o forse di “fare del bene” a qualcuno o qualcosa di simile). Ma naturalmente tutto dipende dalle persone e dalo spirito con il quale si fanno le cose.

          • Allora siamo proprio d’accordo: convengo anche io che tutto dipende dal cuore. Se qualcuno mi vuole veramente aiutare, io non mi offendo. Al massimo sbuffo, come quando qualche parente o amico insiste perché debba per forza “prendere” qualcosa anche se non ho fame. A presto.

          • Oooooops!!! Il commento era di Mariangela e non di Pietro! Chiedo scusa a tutti e due :-(

  4. Ci sarebbero molte cose da dire riguardo a questo incredibile (e per me in gran parte incomprensibile) mondo dei cattolici “integralisti” (mi posso permettere di chiamarlo così, senza offendere nessuno?). Cercherò di fare qualche commento, come mi viene in mente, senza pretendere completezza e neanche ordine.
    Il primo pensiero è sullo “sbattezzo” evocato da Mariangela. In realtà nessuno può sbattezzare qualcuno (eventualmente è opinabile che qualcuno possa *battezzare* qualcun altro, soprattutto se chi riceve il battesimo è un neonato, in quanto tale inacapace di scegliere). Lo sbattezzo, invece, è un puro atto amministrativo, che serve (come è stato chiarito da una sentenza del garante della privacy) a uscire da un’associazione (la chiesa cattolica) alla quale tutti noi siamo stati iscritti contro la nostra volontà (o, come minimo, senza chiedere il nostro permesso). Lo sbattezzo, invece, ha una finalità essenzialmente amministrativa, serve per limitare lo scandalo delle enormi cifre che o stato italiano spende per finanziare la ricchissima chiesa cattolica, con la scusa che tutti gli italiani sono cattolici (il 98% secondo la chiesa stessa, dato totalmente falso per chi ha cuore la verità, ma forse la chiesa è più attenta a perpetrare il suo potere). Il “vero e propro sbattezzo” avviene dentro di noi, nel momento in cui ci rendiamo conto che di queste imposizioni non sappiamo che fare. E non mi si dica che lo sbattezzo dipende dalla scomunica che immancabilmente il vescovo ci commina, perché di queste scomuniche non è che alla gente importi più di tanto, compresi i cattolici integralisti di cui sopra (alzi la mano chi non ha mai votato per un partito di sinistra, chi non ha o non ha avuto rapporti fuori dal matrimonio ecc.). Allora o siamo tutti già sbattezzati per nostro conto o non lo siamo, ma in ogni caso questo sbattezzo amministrativo lascia il tempo che trova.
    Un pensiero riguardo alla metafora del “fortino assediato”. Ma assediato da chi? Questa gente è assediata da se stessa. Il diritto di associazione è garantito da qualsiasi costituzione, compresa la nostra. Se quel prete ha abbandonato gli schemi del seminario perché ha paura che qualcuno venga a prenderlo e riportarlo a casa, come un bambino che si nasconde dalla mamma dietro una porta? Forse perché un giorno o l’altro arriverà un vescovo e dirà “basta, avete giocato abbastanza!” e tutto sarà finito. Sbaglio o questo è gia successo? Ma allora quale libertà c’è in queste esperienze?
    Ancora: perché i cattolici (e quelli integralisti in particolare) hanno sempre bisogno di un nemico? Se non sono i comunisti sono gli omosessuali, altrimenti le gonne corte, gli scienziati, i bambini che urlano o i relativisti, abortisti, evoluzionisti, divorziati, accoppiati… basta, che angoscia! Perché non c’è pace in questa religione cattolica, ma solo guerra, guerra e guerra!?
    Gabriele parla della verità. Può darsi che sia la cosa più importante (ma non c’è bisogno di ricordare che lo stesso Gesù Cristo, di fronte a Pilato, ha fatto capire che anche per lui era un concetto piuttosto sfuggente). Ma di sicuro oggi la chiesa cattolica è veramente indietro su questo fronte e forse la verità si affermerà *nonostante* la chiesa cattolica, non certo grazie ad essa. Oggi la chiesa è attenta ad affermare i concetti che rientrano nei suoi dogmi e nelle sue scelte politiche e a negare gli altri. Una vera scelta di perseguire la verità davvero non si intravede.
    Mariangela parla del rispetto che manca agli atei nei confronti di queste scelte e di queste esperienze. Vorrei solo rispondere che molto difficilmente troverai un ateo che critica un religioso per le sue idee, cosa che i cattolici fanno ogni momento nei confronti di chiunque, compresi loro stessi. La critica (assolutamente giustificata) va all’uso che la chiesa cattolica fa del suo enorme potere, che si manifesta in ogni campo, dall’insegnamento nelle scuole (e non solo quello di religione), all’infiltrazione capillare ad ogni livello nella politica, nelle istituzioni, nelle banche, università, aziende, in ogni luogio dove ci sia potere, economico, morale politico… Non è facile guardare con rispetto e accoglienza chi ti considera sempre e comunque un nemico, e non per le tue azioni, ma per quello che hai deciso di essere.
    Potrei continuare, ma mi fermo quì, almeno per ora… :-)

    • Il rispetto che manca da parte di certo ateismo a volte è nei confronti delle persone credenti (mi riferisco alla base, ai singoli, alle coscienze che vengono tralasciate dalla pubblicisticache parla sempre delle gerarchie, delle infoltrazioni, delpotere economico e politico della Chiesa).
      Il mancato rispetto è quello di snobbare per poco intelligenti o addirittura stupidi i credenti. A ciò si può rispondere che la religione e i testi sacri hanno per secoli maledetto e ingiuriato chi non crede (vedi http://www.uaar.it/ateismo/dicono-di-noi). Ciò non toglie che preferisco il rispetto, ovviamente multilaterale, da parte delle religioni e di chi non crede, preferisco il diritto di ciascuno di scegliere di seguire il proprio processo di crescita con o senza fede, o passando da uno stadio all’altro (conversione alla fede o, come nel mio caso, apostasia o conversione all’agnosticismo se si preferisce, tutto dipende da che punto di vista lo si voglia guardare).

      Dicendo che Mrazano ha rispetto mi riferisco al fatto che, armato di pezienza e registratore, ha seguito alcuni gruppi di questa base cattolica (senza pre-giudizi e senza giudizi postumi, solo cercando un modello, un’immagine di sintesi dopo aver riportato fedelmente fatti e voci), non ha tracciato un quadro onnicomprensivo e universale. Ha trovato alcune realtà e le ha assimilate a tre metafore: banco vuoro, fortino assediato, porto sicuro. Se magari si va a vedere cosa succede ai cattolici in Africa o in America Latica o altro, si trovano altre realtà. La realtà del cattolicesimo è davvero variegata e il mondo sta cambiando.
      Mi sembra che questo di Marzano sia un buon contributo, serio e rispettoso.

      Riguardo allo sbattezzo e alla Chiesa associazione: La chiesa è un’associazione da poco, per secoli è stata anche una monarchia (il Vaticano ancora lo è) e quello di Dio è definito il Regno dei cieli (mica l’associazione o la repubblica dei cieli)…. I cittadini dell Stato Pontificio erano sudditi del Papa.
      Il mondo sta cambiando da qualche secolo e la Chiesa è rimasta indietro con le sue metafore monarchiche, assolute, assolutiste, con le scomuniche eccetera. A me onestamente interessa poco lo sbattezzo formale (ho usato l’espressione “vero e proprio sbattezzo” intendendo “formale dissociazione dall’associazione Chiea cattolica”) Forse la chiesa sta lentamente tramontando e magari il processo andrà a conclusione tra qualche secolo ancora, e per ora di questo processo fanno parte sia le crociate di resistenza che quelle di abbattimento forzato. Chi vivrà dopo di noi vedrà…

  5. Ciao, Mariangela, è un pezzo che non mi collegavo. Io ti ho conosciuto negli anni in cui eri carismatica, e non mi sembravi depressa. Anzi eri molto allegra. Non penso che puoi negare che abbiamo vissuto emozioni fortissime. Come dice Capanna: “Formidabili quegli anni”. No, non penso che tutto l’entusiasmo di una volta possa essere attribuito solo alla giovinezza. In fondo, a parte la cervicale e la presbiopia, mi sento giovane anche oggi. Siamo stati bene, io almeno lo sono stato, nonostante gli enormi errori umani (anche miei). Non entro nel merito del tuo processo di abbandono della fede, ma rivendico solo l’autenticità di un’esperienza. Noi volevamo cambiare il mondo, ma non con una rivoluzione, ma con lo Spirito Santo. C’era anche esaltazione umana? Probabile, ma questo non dipendeva dalla fede, ma dallo squilibrio nostro. Quello di avere comportamenti psicologici simili a quelli tipici di una setta, è un pericolo sempre presente in qualunque movimento, non solo religioso. Su questo occorre vigilare- Ma la pietra di inciampo vera, nel cristianesimo, è la Croce. La fede cattolica richiede molte rinunce, ma dà molto. Innanzitutto dà la grazia (ma questo lo sa solo chi ha fede), poi dà uno scopo alto nella vita, per cui vale la pena anche affrontare qualche sacrificio. Come fanno i campioni dello sport che, per primeggiare, si sottopongono volentieri a molte rinunce. Cattolici progressisti? Il progressismo nella fede, così come il tradizionalismo, è irrilevante: la fede è quella che è. Chi vuole cambiare la fede, fondi lui una nuova chiesa. Cosa resta dei cattolici? Non lo so. So però che Dio esiste e la sua legge è vera, indipendentemente da quanta fede hanno i cattolici.
    Credo nella buona fede delle tue decisioni riguardo la fede, anche se non le condivido, ma, se davvero la tua adesione alla fede di una volta era sincera, come sono convinto, penso che un po’ di nostalgia l’avrai. Se mi sbaglio, allora sei davvero stata plagiata: colpa dei limiti personali degli aderenti della comunità, e non di Dio. Su questo sarai in ogni caso d’accordo con me, visto che dici di non credere più in Lui.
    Ti saluto e saluto tutti i partecipanti alla discussione.

    • Caro Pietro non è che io abbia preso una decisione riguardo alla fede. E’ che gradualmente, un giorno dietro l’altro mi sono accorta che era una fatica e poi che era sempre più una fatica enorme e poi diventava “una fatica incredibile” e alla fine era solo non più credibile e che quindi non avevo più fede… Il tutto accompagnato da lunghe riflessioni.

      In questo Paese (ora parlo specificamente dell’Italia) manca la crescita e la formazione civica, in un Paese civile nessuno si sognerebbe di cercare “uno scopo nella vita” solo nella religione, sarebbe assoulutamente libero di dedicarsi (opure no) alla spiritualità, ché questo di per sè non è male affatto, ma ci sarebbero anche scopi alti e condivisi da credenti e non credenti per il bene comune, senza bisogno dell’imprimatur divino. Tra questi scopi ci potrebbe essere consegnare un ambietente vivibile e sostenibile ai nostri successori.
      Più attenzione alla crescita civica secondo me ci vorrebbe.

      A volte ho nostalgia di quando c’era mio padre e ero una bambina, ma una bambina non sono più e nemmeno mio padre c’è più… nelle esperienze religiose molto caratterizzate come era la nostra, forse il plagio è collettivo, sicuramente le responsabilità degli adulti verso i ragazzi sono enormi. Altro non ti so dire, se non che ribadisco che la voglia di cercare colpe, forse l’ho avuta in una fase, ma ora non ce l’ho più e non cerco più colpe, quindi non direi “colpa dei limiti personali”, direi storia personale (che come sempre dipende anche dalle storie degli altri e dei gruppi sociali che incroci nella vita).
      Questa è la mia storia e questo è stato il mio pecorso… compreso il seguito e quello che comporta.

    • “So però che Dio esiste e la sua legge è vera, indipendentemente da quanta fede hanno i cattolici.”
      Lo credi, Pietro, lo credi fermissimamente, ma non lo sai. Nessuno può *saperlo*, neanche tu, fattene una ragione.
      “La fede cattolica richiede molte rinunce, ma dà molto. Innanzitutto dà la grazia (ma questo lo sa solo chi ha fede)”
      Altra affermazione tipica di un atteggiamento che serve a dividere, a scavare fossati profondi e in cui è chiarissimo chi è buono e chi è cattivo, chi è dentro e chi fuori, chi in paradiso e chi all’inferno. Guerra, guerra e ancora guerra. Stavolta agli infedeli, la prossima agli evoluzionisti, omosessuali, agnostici, relativisti… Basta, non se ne può più.
      Ma l’umiltà non era una virtù, per i cattolici? Mi dispiace, Pietro, ma a quanto pare ne sei completamente privo.

  6. La tua è un’analisi lucida che sicuramente non posso scalfire con altre argomentazioni e che non dubito sia sincera. Mi sembra però un po’ troppo fatalista. Ciao.

  7. Ciao a tutti. Ho trovato un bel passo di Elias Canetti (tratto da “La provincia dell’uomo. Quaderni di appunti 1942-1972″, Adelphi, 1978). Magari può servire…
    “Molti si sono sforzati di afferrare la loro vita nella sua coesione spirituale, e quelli che ci sono riusciti, difficilmente invecchieranno. Mi piacerebbe che qualcuno presentasse la propria vita anche nelle sue crepe. Si direbbe che le crepe appartengano a tutti, così ciascuno può prendersi senza cerimonie la propria parte. Non c’è da dolersi per la perdita, inevitabile in un’impresa del genere, di una certa unitarietà immediatamente percepibile, poiché la vera unità di una vita è segreta ed è tanto più efficace là dove involontariamente si cela.”

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