Lilith

Questo post si ricollega ad un altro dedicato alla Medea di Euripide, pubblicato su questo blog ormai parecchio tempo fa (vedi quì) e anche al post di Stefano pubblicato di recente, sempre su questo blog (veid quì).
Anche stavolta lo dedico ad un personaggio mitico femminile, ma stavolta non è una maga/strega, come Medea, ma addirittura un demone (femmina): Lilith.

La luna, in molte culture, compresa la nostra, è simbolo del femminile.

"Le tre età della donna", di Gustav Klimt

“Le tre età della donna”, di Gustav Klimt

Le fasi lunari rappresentano le tre età della donna: la luna crescente rappresenta la bambina, o comunque la vergine, la luna piena simbolegia la donna sposa e madre e la saggia anziana è simboleggiata dalla luna calante. Le età della donna, in quest’ottica, sono quindi tre, ma le fasi lunari sono quattro. Rimane la luna nuova, nera perché non illuminata dal sole. Questa rappresenta, nell’immaginario maschile, l’aspetto inconoscibile del femminile, quella parte della femminilità non accessibile ai maschi e per questo, come tutte le cose incomprensibili, inquietante o addirittura spaventosa.

Lilith è immagine e simbolo di quest’aspetto, della femminilità inaccessibile e per questo potenzialmente capace di cose che i maschi non riescono a capire o immaginare. Magari anche, chissà, capace di distruggere un uomo, togliendogli la forza vitale o la vita stessa oppure la caratteristica che lo distingue dalle donne, la sua virilità.

Lady Lilith di Dante Gabriel Rossetti

“Lady Lilith” di Dante Gabriel Rossetti.

Secondo una tradizione ebraica, detta “della prima Eva”, Adamo non fu creato solo. Insieme a lui fu tratta dal fango anche una donna, Lilith appunto. A differenza di Eva, che verrà creata successivamente, molto eterea e spirituale, Lilith era fatta di carne e di sangue. Al punto che protestò quando Adamo pretese di stare sempre “sopra” nell’amplesso. Adamo si lamentò di questo con Dio, che cercò di persuadere Lilith ad essere più obbediente, ottenendo, però, solo un deciso rifiuto. La vendetta di Dio fu tremenda: trasformò Lilith in uno spaventoso demone e la condannò a partorire ogni giorno mille piccoli demoni e divorarli tutti. Successivamente Eva, la seconda, fu tratta da Adamo stesso.

Da allora Lilith è diventata un terribile pericolo per gli uomini e per i neonati. Per poter partorire i suoi innumerevoli figli si accoppia con gli uomini mentre dormono, succhiandone la forza vitale in forma di sangue e sperma. Inoltre per rabbia e invidia uccide i neonati ed è responsabile delle morti nei primi giorni di vita.

Lilith, la prima donna ribelle, è stata usata come simbolo dal movimento femminista E’ presente nell’immaginario di molte società, da quella Babilonese

La Lilith babilonese

Il “rilievo Burney”, tavoletta interracotta paleobabilonese, viene associato a Lilith perché ne presenta i caratteri (ali, piedi con artigli).

(con il nome di Lilitu) fino alla nostra. Le arpie, le lamie, le streghe, il vampiro (che è maschio, ma, come Lilith e “le altre” è un essere volante, notturno e capace di uccidere o peggio, succhiando il sangue) sono incarnazioni di questo demone.

Tutto questo, naturalmente, deriva da una concezione patriarcale e maschio-centrica del mondo, della società e dei rapporti tra le persone. Le cose stanno cambiando, anche se resistenze e difficoltà non mancano, e i maschi, per loro fortuna, stanno cominciando ad apprezzare le donne che vanno per la loro strada, e non le vedono come demoni mangiatrici di uomini e bambini, ma semplicemente come donne libere e indipendenti. Per questo le moderne Lilith ci piacciono e, come il diavolo del proverbio, non sono poi brutte come vengono dipinte (anzi…). E se è vero che, come recita il titolo di un libro, “le brave ragazze vanno in paradiso, quelle cattive vanno dappertutto”, a noi maschi non resta che chiedere a qualcuna di loro, gentilmente, il permesso di accompagnarla.

7 thoughts on “Lilith

  1. Da oggi in poi guarderò la matematica con occhi diversi :)
    Bello il tuo scritto, chiara la descrizione e liberatoria la nota finale

  2. Profondo. Profondissimo…
    Una bella favola, per chi non ne ha esperienza.
    Anche uno spunto per la tesina di maturità di C.
    Grazie

  3. Questo tema è affascinante, ne abbiamo parlato tante volte. Il delizioso colpo di chiusura leggero e umoristico è esilarante, senza cancellare il peso dell’argomento.
    Mi viene in mente la teoria di Marx e Engels su una probabile società primitiva promiscua in cui in cui la paternità incerta avrebbe spinto l’uomo a voler dominare la donna “privatizzando” la sua compagna e la relativa prole.
    Interessanti informazioni si trovano anche esaminando il caso di società attuali matriarcali e società che hanno sviluppato modelli diversi dalla famiglia
    Suggerisco la lettura di questo articolo:
    http://doppiozero.com/materiali/interviste/il-regno-delle-donne

  4. Mi piace molto il detto che le cattive ragazze vanno dappertutto. Intendo quell’aggettivo non nel suo significato letterale . Cattiva sta per me per libera, audace, sensuale, spregiudicata, coraggiosa, seduttiva, intelligente, sensibile, con una parola vera. E allora sarebbe bello che a donne e uomini si potessero attribuire queste qualità. Alcuni studiosi (Naranjo) affermano che siamo in un’epoca dove regna sovrano il patriarcato i cui valori sono in netta antitesi a quelli posseduti dalle cattive ragazze: obbedienza, autorità, dominio del maschile come principio di controllo su uomini e cose e dominio della razionalità sulla sensibilità. E allora viva Lilith che apre varchi oscuri e ricchi1

  5. bello Marco, mi è piaciuto! Mi colpisce questo aspetto del femminile nell’immaginario maschile: la donna demone mangiatrice di uomini
    chissà, forse, se alcuni uomini della mia vita si sono dati a gambe levate era perché mi vedevano così, magari perché ero più libera di loro a livello sessuale.. ed io che mi sentivo rifiutata, non accolta.. per fortuna adesso mi è passata non vi preoccupate..
    A volte le donne danno una valenza affettiva al sesso mentre gli uomini questa valenza la cercano in altri campi.. ah saperlo!

  6. Caro Marco, molto bello il tuo post e anche le immagini che hai scelto.
    In particolare, “Le tre età della donna” di Gustav Klimt, che ho avuto peraltro la fortuna di vedere a Roma in una mostra di qualche anno fa.
    Parli della “saggia anziana” presente nel quadro, ma Klimt credo ci abbia anche mostrato attraverso quell’immagine la decadenza e la vecchiaia, che fanno parte della nostra naturale trasformazione.
    Una natura che, nella sua essenza, ci sfugge, perché “la natura ama nascondersi” (Eraclito). Possiamo solo, con la fioca luce della saggezza, tentare di illuminare un poco il nostro destino, amaro e bellissimo, di uomini e donne.

    • Hai completamente ragione. Diciamo che per mantenere “leggero” il tono del post ho completamente trascurato quest’aspetto. L’anziana (forse sarebbe più appropriato “vecchia”) di Klimt più che la saggezza mette in luce la decadenza e la lenta discesa verso la morte. Grazie!

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