Per vicoli ed orti

La fisarmonica ben suonata scalda i vicoli assorti

Un pianoforte da casa assiste il risveglio degli orti

Ripide scalette ed anguste viuzze si dipanano

tra porte chiuse e cancelli serrati

Perché sono così poche le finestre aperte

e così tanta la gente in silenzio nelle case ?

Gitani, perugini, marocchini e americani,

cinesi vocianti e randagi solitari

Pochi gerani ai davanzali

Dove sono le vecchiette a curiosare

e i ragazzini a correre e a giocare ?

E’ un silenzio straniero, quasi un sonno forzato

Solo lavanderie automatiche

e monasteri con scarse vocazioni !

 Valter  Chiabolotti                                                                           Perugia, 18 aprile 2013

Ho anticipato ad oggi la mia prima uscita, perché preferisco evitare venerdì 17. Non si sa mai. E’ una poesiola che ho scritto lo scorso aprile, partecipando all’iniziativa degli “Armeni” : Passi di Pace. E’ stato chiesto al gruppo di scrivere camminando ed io ho trascritto le sensazioni provate in quello splendido pomeriggio. Visitavamo il Borgo Novo, cioè Corso Garibaldi e viuzze adiacenti, fino alla biblioteca,
Spero di stimolare qualche vostro commento sulla Perugia che non c’è e forse non ci sarà più. Sarei curioso di conoscere le vostre emozioni.

Avendo vissuto la mia infanzia e prima adolescenza a Corso Bersaglieri, con i compagni di scorribande vivevamo il centro dalla mattina al tramonto. Era vivo, pieno di gente e di negozi artigiani, come quello di mio padre. Ogni borgo era un paese nella città e si arricchiva settimanalmente di arrivi dal contado, di odori, colori, suoni e voci.

E’ stata un’infanzia molto felice la mia e in questi versi c’è di sicuro molta nostalgia e un velo di tristezza per il presente che, nonostante le iniziative dei borghi, non riesce a rivitalizzare un centro storico sempre più vuoto e desolante.

Eppure un fascino misterioso ancora mi avvolge curiosando in quei vicoli …

7 thoughts on “Per vicoli ed orti

  1. Che carina questa poesia, si percepisce la nostalgia per un tempo passato, per una gaiezza ed una familiarità con vicoli, volti e case che ora non c’è più. ma in modo leggero, lieve. Andando avanti con l’età, ebbene sì bisogna dire che giovani non lo siamo più, siamo costretti ad avvertire trasformazioni in noi ed in ciò che ci circonda e spesso questo produce lo stesso stato d’animo acnhe a me. Continua a scrivere poesie Valter e a farcele leggere!

    • Grazie Silvana . un po’ è vero, dipende dall’età, ma forse ho fatto male a commentare la mia poesia che è qualcosa di a sé stante

  2. … Uno di quei ragazzi che correva e giocava felice tra i vicoli del borgo, oggi scrive belle poesie. Diviso tra mille impegni, il sole e le nubi si alternano su di lui. Vive in città, apprezza gli agi della modernità e della tecnologia. Anche il borgo si ricorda di lui e si domanda dove stá. Come una mamma premurosa, spera nella sua buona salute e nella sua felicitá.
    Bella poesia Valter

    • Grazie Clelia. Mi piace l’idea che il borgo mi faccia da mamma. è proprio questo che cercavo. ma molto è legato alle sensazioni provate in quel momento. il tuo commento mi ha incoraggiato a scrivere poesie, e non è poco …

  3. La prima riflessione che faccio riguarda il duro piglio chiuso all’esterno che hanno oggi le case, le stesse che ieri avevano chiavi alla porta per entrare e uscire con facilità, per accogliere il saluto di un vicino non invitato. Oggi difficilmente si passa a salutare a casa qualcuno se non si è invitati. Ai tempi che noi eravamo bambini era sottile e amico il diaframma che separava la città di tutti e il privato delle mura domestiche. Si era un po’ tutti uguali. Oggi non sappiamo chi c’è dietro una finestra chiusa, indoviniamo però in quel borgo che citi le vite di benestanti che ristrutturano palazzine di storia secolare a due passi da anziani e studenti in appartamenti fatiscenti e arredamenti antiquati, vediamo entrare nei portoni stranieri che poco prima erano al semaforo a vendere rose, varchiamo la soglia di un locale che ci porta in un’atmosfera arabeggiante, facciamo qualche altro passo per il borgo e vi scopriamo un liutaio e un rigattiere, un’improbabile palestra ginnica. Ci sono culture che si potrebbero incontrare e tradizioni e ricchezze che si potrebbero conoscere tra loro. Immagino che un domani qualcuno ricorderà con affetto la presenza di tanta varietà. Chissà che volto avrà allora il borgo e quante e quali voci ancora si saranno aggiunte ai suoi muti ricordi. Come mi piacerebbe se pietre e mattoni potessero parlare. Grazie Valter

  4. mi piace il tuo ottimismo, Mariangela ! Si vede che anche tu hai vissuto quella vita intensa (ma in epoca più recente). Io spero che ancora le pietre potranno parlare di oggi e di ieri, ma sono sicuro che saremo sempre noi o i nostri figli che daranno una voce a questi luoghi. La liutaia è una splendida donna, nonché artigiana raffinata, ma è quasi sempre in Toscana : qui non ha abbastanza clienti ! Un primo segnale sarebbe quello di non vedere più automobili scorrere fino a rasentare le persone. E’ forse troppo pretendere il ritorno dei perugini, non solo benestanti o studenti. Per fortuna la magia della zona non è crollata. Pensa che in uno dei due conventi di clausura le monache restaurano libri, antichi e moderni. ma l’età media delle vocazioni, ci ha detto la superiora, è in continuo aumento. Almeno la presenza di qualche osteria, del cinema e degli Armeni, ha riportato un senso. Ma quanta fatica arrivarci ! Grazie Mary !

    • Già… ho dimenticato i conventi, un altro incredibile scrigno… e gli svagati distesi al prato del tempio… sì il quartiere è magico, è un gran bene ché ci sia ora la biblioteca che per raggiungerla si attraversa il quartiere e ci si passa più spesso.
      Tornare indietro nel tempo non si può, morire di nostalgia non serve, che siano perugini o apolidi che importa, l’importante è rivitalizzare quartieri e sarebbe davvero meglio se si vedessero in giro meno macchine e si camminasse in città.
      Comunque non sono perugina di nascita e ho conosciuto il centro storico abbastanza tardi… calpestato e amato viuzza per viuzza solo a partire dall’università.

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