Segnali di fumo dall’Isola di Pasqua

Isola_PasquaClic! E il viaggio inizia, pigiando il tasto del telecomando della TV vengo catapultata tra la natura lussureggiante dell’Isola di Pasqua…. STUPORE, MERAVIGLIA, EMOZIONE! Si capisce subito che gli abitanti dell’isola sono connessi con la natura. Con semplicità disarmante l’autoctono intervistato afferma che lui ascolta il vento, osserva e rispetta tutti gli elementi della natura che siano sassi, foglie o animali. Lo fa oggi come lo facevano i suoi antenati un tempo.
E’ un uomo vigoroso, bello e fiero. Si sta allenando per poter partecipare ancora una volta ad un gioco che anticamente serviva per decretare il monarca che per un anno avrebbe governato l’isola. E’ un gioco di forza e lealtà, mantenuto vivo ancora oggi dagli abitanti dell’isola, anche se non ha più la funzione di un tempo.Questo è l’undicesimo anno che partecipa e sono ben nove le volte che ha vinto. Sarà l’ultimo anno che lo fa e lo dice emozionandosi, ma, il suo sguardo riprende vigore quando afferma che poi si occuperà della preparazione dei ragazzi che vorranno gareggiare in futuro. Il suo allenamento è fatto di prove di forza, come scivolare sdraiato sopra un tronco lanciato in velocità giù per una ripida collina, oppure nuotare controcorrente su un fiume; e, ancora, correre a piedi nudi gravato da pesi fatti di caschi di banane.
Tutto questo potrebbe anche essere scontato, dato il contesto. La cosa non scontata invece, almeno per me, è il fatto che altri elementi della preparazione sono la concentrazione e la meditazione. Dall’intervista emerge un uomo semplice, limpido, equilibrato. Forse un tempo anche noi, attuali civilizzati, abbiamo avuto queste basi su cui costruire la nostra storia. Voglio sperare che non tutto sia andato perso. Tornando al nostro racconto, la gara ha inizio, tutti scattano senza false partenze, il nostro uomo passa subito in testa, affronta tutte le prove con coraggio e dignità. Arriva fino al traguardo con fierezza staccando tutti gli altri di vari metri. All’arrivo c’è l’abbraccio bello e dolce della sua donna che lo aspetta.
Mi emoziono. Ha vinto ancora una volta, l’ultima. In chiusura è bello vedere che i vinti e il vincitore si danno la mano, commentando le difficoltà delle prove appena superate.
Tutto molto semplice, limpido, forte.

 

4 thoughts on “Segnali di fumo dall’Isola di Pasqua

  1. Ho letto un libro sulle origini dell’arte e della concettualità. In una grotta in Tanzania, mentre gli archeologi studiavano pitture rupestri, scoprirono che si potevano datare per strati sovrapposti, scene fino a 30-400000 anni fa. Scene di cacciatori arcaici e poi di pastorizia e infine di agricoltura, le più recenti di 2000 anni fa. Un giorno hanno mostrato queste scene a bambini del posto con i loro maestri e i bambini ricollegavano correttamente le scene a tribù di loro conoscenza che potrebbero verosimilmente essere loro antenati e antenati di popoli vicini (bambini di 8 anni). Quando i bambini hanno capito che la loro storia e cultura era decine di migliaia d’anni più antica del Colosseo e del colonialismo inglese si sono messi a saltare di gioia incontenibile… Diamo troppa importanza alla nostra civiltà eurocentrica e a questo recente passato e dovremmo ascoltare di più il primitivo naturale che è in noi. Leggendo il tuo articolo mi è ritornato in mente quel libro, quell’episodio e mi viene voglia di sentire tutto il tempo dell’uomo in un istante.

  2. Mi piacciono le parole che hai usato a testimonianza dello stile di vita dell’autoctono: concentrazione, meditazione, semplicità, limpidezza, lealtà. Nella nostra società del “benessere” abbiamo invece oggi prevalenza di: distrazione, intellettualizzazione, complicazione, vischiosità, strumentalizzazione e inganno.
    Per carità, non voglio fare il moralista. Non voglio dire che era meglio prima. Probabilmente, anche quella società avrà i suoi difetti. Solo, che abbiamo sicuramente esagerato… a tagliare i ponti con il passato.
    In questo periodo, sto leggendo mitologia, storia e filosofia antica. E mi rendo conto come sia un abbeverarsi ad una fonte limpida e trasparente.
    Così come può essere semplice e profondo stare in mezzo alla natura, ascoltare il silenzio, respirare, sorridersi e baciarsi. Oppure, camminare senza meta. Lasciarsi andare, al respiro della città. Che a volte è bellissima (perché no?), come la campagna, come l’isola di Pasqua.

  3. Cara Clelia quanto bisogno c’è di limpidezza, semplicità e forza! Belle queste parole che hai usato.

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