jazz nell’anima

23 0ttobre 2012

Io il jazz ce l’ho nell’anima
ascoltarlo è rispondere ad una consonanza,
cercarlo una fatale necessità,
respirarlo una corsa come mille dita veloci
in lungo e in largo nello spazio pur ristretto
della tastiera del tuo pianoforte.

A Stefano Bollani

3 pensieri su “jazz nell’anima

  1. non vedo niente riguado a santa passera e la cosa mi dispiace enormemente, mi addolora, mi deprime, mi delude e ratrista.
    saòuto tutti i vecchi autori del blog sperando che riprenda tutto il via in modo il più possiblile allegro! persona allegra il ciel l’aiuta!
    ciao a tutti
    stateve bbuono
    robi

  2. ma santa passera è quella che comunemente s’intende !
    se sì non mi resta che pregare e mostrare assoluta devozione e dedizione.
    se no che sia santi…ficata subito !!!!!!!!!!

  3. Io sono cresciuto in un periodo in cui si ascoltava grande musica: quella italiana, ancora sospesa tra i gorgheggiatori anni ’50 e tra le nuove tendenze e i cantautori che stavano sorgendo, il rock, il folk americano che si ascoltava nei film in voga allora. C’erano grandi autori: Beatles, Rolling stones, Lucio Battisti, Ennio Morricone, e un’infinità di altri nomi. Apprezzo, perciò, ogni tipo di musica, purché bella. Tranne il jazz (e il rap), perché non fa parte del mio imprinting musicale. Me ne guardo bene a dire che è brutto (del rap invece lo dico), e qualcosa del jazz, anzi, mi piace, ma non mi mette i brividi, non mi commuove, non mi esalta, non mi appassiona, come invece accade con altri tipi di musica. Ad esempio con la musica andina, una delle mie preferite.

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