Informazioni su Mariangela Menghini

Insegnante di lettere alla scuola media, guida turistica. Interessi molteplici, esperienze varie (sia professionali che amatoriali): arte, letteratura, cinema, insegnamento lingua italiana e italiano per stranieri, chitarra, viaggi, ospitalità couchsurfing, sociologia delle religioni e partecipazione e fuoriuscitismo da movimenti e comunità cattoliche. Altro... con tendenza a fare più cose alla volta... e a non portarle a termine tutte.

Gli intellettuali: il dovere del giudizio storico

E’ molto bello questo recente genere di documentario per il cinema in cui è quasi assente il commento e il giudizio. Il fatto che sia bello e interessante però non può esimere da una lettura intelligente e da un commento.

Esempi.
Proiettato l’altro ieri su La7 Silvio forever, film di Renato Faenza sull’ascesa di S.B.
A seguire il dibattito di tre giornalisti: Ferrara, Mieli e Scalfari, ciascuno con la propria interpretazione della politica e della storia italiana oltre che di S.B.
Ferrara e Scalfari, che notoriamente hanno posizioni diametralmente opposte nel giudicare il personaggio, hanno valutato positivamente il film, a tutti e due è piaciuto. Sì, tranne che per il primo rende l’idea della grandezza dell’uomo che troverebbe riscontro nel consenso di popolo che ottiene. Mentre per il secondo a mostrarsi attraverso i fatti è l’errore in cui cade con il facile e superficiale consenso il popolo italiano sempre in attesa del narciso e dell’uomo della provvidenza, come se gli eventi non avessero insegnato nulla. Non entro per ora nel merito del dibattito che però è stato interessante.

Per la seconda volta nel giro di pochi giorni mi ritrovo a constatare come uno stesso film a carattere documentario (e impostato con la tecnica del far parlare i personaggi e i fatti da sé senza quasi aggiungere altro) possa, a parità di contenuto, eccitare gli animi e confermare in un senso e anche nell’altro i giudizi e le rispettive convinzioni di chi lo guarda. Continua a leggere

Sulla tomba di Carlo Emilio Gadda

Una passeggiata al cimitero è stata tra le esperienze culturali da ricordare di questa estate. Io e Marco siamo andati in cerca di una chitarra a Roma giovedì scorso e prima di tuffarci nel negozio siamo andati a questo cimitero di cui avevo sentito parlare ma che non avevo mai visto, il Cimitero degli stranieri o Cimitero Acattolico di Roma. Del resto c’era un po’ di tempo in avanzo prima dell’apertura pomeridiana del negozio (e a me sembra sempre che finché il tempo c’è vada usato tutto).
Il mio fervido amico Massimo ci ha accompagnato con la  moglie paziente e ci ha spiegato la storia di quel luogo e le vite di defunti celebri e sconosciuti. All’inizio lo abbiamo seguito nella pace del settore  più antico, una radura di prato sotto i pini, sentieri tra le lapidi irregolari, l’area più aperta di tutto il complesso privato che è formato da un terreno di due ettari recintato dalle mura aureliane. La piramide Cestia incastonata nelle mura spicca in prospettiva, rispetta con discrezione la solennità dei pini che le sono cresciuti intorno e l’hanno vista diventare anticattolica suo malgrado. Continua a leggere

Di chi è la colpa?

V’è nel seno della nazione stessa un nemico più potente dell’Austria, ed è la nostra colossale ignoranza, sono le moltitudini analfabete, i burocrati macchina, i professori ignoranti, i politici bambini, i diplomatici impossibili, i generali incapaci, l’operaio inesperto, l’agricoltore patriarcale, e la rettorica che ci rode le ossa. Non è il quadrilatero di Mantova e Verona che ha potuto arrestare il nostro cammino, ma è il quadrilatero di 17 milioni di analfabeti e 5 milioni di arcadi.

tratto da Pasquale Villari, Di chi è la colpa? Ossia la pace e la guerra, 1866

Totalitarismo e realtà a tendenza totalitaria: L’approccio estensivo di Delestre e Lévy.

Recensione al saggio sociologico di
A. Delestre, C. Levy, Penser les totalitarismes, éditions de l’Aube 2010

Che cosa hanno in comune la mafia e lo stalinismo, L’Opus Dei e il nazismo?
Secondo Antoine Delestre e Clara Levy si tratta di tutti fenomeni totalitari, se si applica la categoria del totalitarismo nel suo dominio estensivo, benché il termine sia già di per sé ambiguo e abusato. I due studiosi, seguono Annah Arendt che già agli inizi degli anni Cinquanta indica analogie nei meccaismi di affermazione e mantenimento del potere tra i grandi regimi di destra e di sinistra.

I due studiosi non si fermano qui. Si spingono oltre fino a tracciare una linea immaginaria come un filo conduttore, su cui è possibile iscrivere, in crescendo, fatti diversi tutti riconducibili alla matrice comune totalitaria seppure differenziati in ordine di gravità, intensità, scala sociale di coinvolgimento. Si riconosce che differenze (qualitative e quantitative essenziali) separano il totalitarismo nazista o staliniano e quello di un gruppuscolo terrorista politico o religioso di oggi . Si suppone però si tratti di variazioni su uno stesso registro. Il libro esamina i processi affettivi, organizzativi, contestuali, sociologici, certi parametri (che non necessariamente sono mobilitati tutti allo stesso tempo) che intervenendo nell ‘ elaborazione del fatto totalitario, appaiono, malgrado varianti importanti, identici o molto prossimi (p. 35 traduzione dr). Troviamo così messe in relazione tra loro realtà che sembrano ancora lontane dal limite estremo dello stato totalitario e dai campi di concentramento, ma che condividono analoghi meccanismi di funzionamento sociale affidati a violenza, disprezzo dei diritti umani e della libertà di coscienza.

Lungo un simile continuum , troviamo così le bande criminali, la mafia, la famiglia autoritaria, i gruppi pseudo o parareligiosi come Scientology, o per l’area cristiana, l’Opus Dei, alcune comunità incentrate sui propri pastori e i Legionari di Cristo.

Quali sono dunque, anche se non sempre tutti presenti i marcatori dei fatti totalitari, sia che si tratti di organizzazioni private che di regimi ? Continua a leggere

Per saperne di più sui pezzi da otto

Pochissime monete circolavano in Europa finché la scoperta in America Latina di giacimenti d’oro, e soprattuto di argento, portò in Spagna una invasione di tonnellate di metallo prezioso, in parte arrivato in pani, in parte trafugato e sbarcato di contrabbando, in parte coniato in monete. Il taglio più grosso era proprio il famoso pezzo da otto unità di misura (il real), chiamato appunto ‘real de a ocho’. Pesava tra 27 e 27,5 grammi, e la lega di cui era fatto conteneva circa 25 grammi di argento fine. Diametro: 40 mm, spessore: 3 mm. Molto difficile per gli storici stabilirne il potere di acquisto (che comunque era alto) e conoscere molti degli aspetti della ‘favolosa storia’ di questa moneta. Continua a leggere