Il cielo vuoto: scene di perdita della fede dalla letteratura

Per combinazione mi trovo a leggere in parallelo due libri in cui emerge la cultua ebraica. Uno è un romanzo magico surreale di Alejandro Jodorowsky, “Quando Teresa si arrabbiò con Dio”.L’altro è ” Il sistema periodico” di Primo Levi, un lungo racconto autobiografico incentrato sulle e degli elementi della materia  e sull’esperienza dello scrittore chimico, che  traccia la propria storia negli anni delle leggi razziali e della guerra.

In comune i due libri hanno la ricerca delle radici di famiglia e del popolo ebraico e il tema che qui mi interessa della perdita della fede. Sarebbe interessante rintracciare questo tema anche in altre opere letterarie o nel cinema, fare uno studio sulla mitografia di questa frattura della coscienza devota, sorella minore e trascurata della conversione, la conversione al contrario, la perdita della fede. Continua a leggere

Arrugas, film animazione 2d

scena dal film animazione, Emilio e Miguel alla finestraSi deve dire a un malato la verità sulla sua sorte? C’è ancora dignità nella vita di Emilio, ex direttore di banca che finisce all’ospizio perché la famiglia non ce la fa a occuparsi dei suoi decadimenti fisici e mentali? Per Miguel il problema è diverso. Per il più lucido della compagnia, che accoglie il nuovo compagno di camera con il soprannome di Rockfeller e che mette in atto piccoli furti e piccole finzioni pietose verso i suoi congiunti acquisiti, la domanda è invece se convenga rinunciare a tutti gli affetti o si possa ancora trovare un precario equilibrio di convivenza affettiva con chi tra breve non distinguerà più la destra dalla sinistra o si dovrà veder sparire da accanto a sé. I tic e i circoli viziosi della demenza senile, le gag della sordità e della defezione dei rilessi, i tentativi di eleudere le diagnosi e rimandare il tracollo. Dramma e comicità nel lungometraggio 2d Arrugas di Paco Roca, premio spagnolo di film animazione internazionale nel 2008, proiettato poche volte in Itali e ieri sera ai Giardini del Frontone a Perugia nell’ambito del Rabbit Festival. Un bellissimo film, un tema difficile trattato in modo delicato, reso più sopportabile dalla leggerezza del disegno 2d in cui drammatico e comico si fondono senza mai cadere nella caricatura. Un occhio discreto osserva la compagnia di anziani che popolanpo la casa di cura vivendo la fase finale della vita in bilico tra il piano dell’ospitalità conviviale e quello della degenza assistita che precede la morte, sospwai tra dignità e smarrimento.
Da youtube la scena della lezione di ginnastica.

Da non perdere.

Quel che resta dei cattolici

Recensione autobiografica al libro di Marco Marzano

Il libro del sociologo ateo Marco Marzano mi interessa in prima persona. Quel che resta dei cattolici mi interroga e mi chiama a un dibattito su quel che resta di me come persona di fede. Vengo da una lunga appartenenza al movimento carismatico e da un altrettanto lungo periodo di decompressione e abbandono, tanto del movimento quanto della chiesa e di tutte le pratiche tradizionali. Ho infine solo di recente, ammesso a me stessa, ma con consistente ritardo sull’evidenza dei miei fatti personali, di aver abbandonato anche la fede. Non ho ancora valutato l’ipotesi per me di passare a un vero e proprio sbattezzo, ma, a questo punto della mia riflessione, non escludo di poterlo un giorno prendere in considerazione. Nella mia fase di decompressione ha inciso, tra l’altro, la lettura del precedente libro di Marzano sui Carismatici (2009) e ne fa parte come ricerca ancora in corso anche questo ultimo. Continua a leggere

Nel bosco la libertà

Cari Pezzi da Otto, le vacanze ci portano tempo di lettura e riflessione.
Riprendiamo a scrivere nel nostro blog di gruppo? Mi manca persino il pungiglione di Lucignolo.

Cosa raccontereste della vostra vita se vi fosse chiesto in un piccolo gruppo di fare un esempio di libertà? Continua a leggere

cap.4 (seguito)

Avrei potuto nel frattempo scrivere qualche parola riguardo alla kabbalah ma era troppo tardi, sentivo che Walter era più importante anche di questo e capivo quanto ero piccola dinanzi alla grandezza di tanta personalità, sentivo che forse io non avrei potuto parlare quasi di nulla con lui se mai mi fosse stato concesso di incontrarlo. Poi ci ripensai e mi feci coraggio e cercai motivi per avere stima di me stessa. Non ne ebbi bisogno. Il libro di Platone sulle Leggi che avevo letto oggi pomeriggio, mi ricordava che qualcosa di cui parlare l’avremmo, invece, trovato sicuramente. E forse mi avrebbe anche sorriso: “Il suo riso era incantevole; quando rideva , era come se si schiudesse tutto un mondo”1. Intanto in televisione stava scorrendo un film sulla Bibbia, un film vecchio di qualche anno ma a me piacevano le cose antiche. Abramo si stava separando da Lot, il suo cammino era un altro. Nella Bibbia ed in questo episodio, nel contesto che stiamo affrontando in questo scritto, non è però, tanto importante Lot quanto sua moglie. Il personaggio biblico Lot era nipote del Patriarca Abramo, figlio di suo fratello Aram. Egli aveva seguito suo zio nella sua partenza da Carran verso la terra promessa (Gen 11, 27-31); poi Lot si era separato da Abramo e aveva scelto per insediarsi, invitato dallo stesso Abramo, nei i territori fertili del Giordano e nella valle del Mar Morto dove sorgevano anche le città di Sodoma e Gomorra. Un giorno Abramo ebbe la visita di tre uomini misteriosi nell’ora più calda del giorno. Questi tre personaggi di difficile identificazione divengono comunque manifestazione della presenza di Dio tanto che ad essi Abramo si rivolge usando il singolare del verbo. Mentre tanto Ospite si intratteneva , dunque, in modo amabile con Abramo sotto le tende, rese nota ad Abramo la sua intenzione di distruggere Sodoma e Gomorra perché troppo grande era ivi la corruzione. Ma anche Lot abitava Sodoma e Gomorra ed i tre personaggi divini andarono a risiedere da lui. Ora durante la notte, gli abitanti chiesero a Lot di consegnare i suoi ospiti perché essi potessero sessualmente abusarne. Fu così che la Bibbia narrava della distruzione delle città non solo per il tipo di abuso omosessuale ma soprattutto per aver violato l’ospitalità, la filoxenia o accoglienza dello straniero, da cui il nome delle celebre icona della trinità di Rublev, la filoxenia di Abramo ove tre personaggi di aspetto identico ma con gli abiti di colore diverso, sono disposti attorno ad un tavolo e sembrano prendere il pasto piacevolmente. Dopo la distruzione delle città perpetrata da Dio, Lot e sua moglie con le figlie si allontanarono di lì salendo sul monte e dì lì la moglie di Lot compì quel sacrilegio per cui fu fatta statua di sale. Si volge a guardare le rovine della sua storia bruciate da una colonna del fumo bitume e zolfo di quella notte, colonna di morte, come ‘morto’ il mare che da essa prende nome, a memoria per noi.
Leggere il proprio presente invece che proiettato al futuro, con gli occhi volti alle rovine del passato, comporta un blocco completo del cammino. Non è possibile non andare avanti, impossibile il non pro-cedere in senso latino. Non era forse lo stesso concetto cui sempre attendeva Benjamin con la sua ossessiva attenzione al quadro di Klimt? Ma rileggevo le parole di Benjamin: poche volte a me, storica avvezza a tutto, era capitata una visione tanto limpida e nitida del senso della storia: Benjamin era davvero geniale. Io avevo deciso di amarlo e quanto avrei potuto fare per lui lo avrei fatto per sempre. Anche io farò come lui nella mia storia, che resta, nel tragitto che rimane: porterò sempre con me il quadro di Klimt come simbolo e documento del metodo da tenere nel cammino, metodo in senso greco sì, ma invertito: met-odos dal prefisso metà-dopo, e odos via: l’andare dietro alla ricerca, direzione che però costringe a progredire, ad andare avanti perché il tempo ci proietta, anche nostro malgrado, nel futuro. Si potrebbe come Angelus novus cercare di raccattare i frammenti distrutti del nostro passato ma il turbine che si scatena costringe ad avanzare: beato chi sa salire a cavallo delle nuvole e durante la tempesta può solo ed inevitabilmente proseguire.
La Televisione onorava così, o presumeva di farlo, la festa di Pasqua che si era celebrata proprio oggi. Pasqua, passaggio. La mente tramite i sensi correva da ogni parte, raccoglieva mille stimoli, mi metteva a mio agio in quest’ora quando la sera, dopo una giornata a volte troppo stancante, abbandonavo tutto per il mio viaggio con Jacob Taubes e la nostra strana comitiva.
Eravamo a pagina 31, i fogli profumavano di nuovo, l’odore si spandeva in tutta la piccola area intorno a me. Si parlava ancora della folie a deux del profeta e del suo messia o viceversa; Arriva poi la catastrofe. Nei giorni a cavallo della Pasqua 2011, quelli dell’Ottava di Pasqua, io e Jacob portammo con noi anche Walter Benjamin, fatto oramai inevitabile. Avevo un suo libro datomi dalla biblioteca, lo tenevo come un cimelio. Sarà anche utile la tecnologia con le sue nuove frontiere ma un libro vero è un ‘ altra storia. Sfogliando quelle pagine ero colmata della consapevolezza del valore di un libro, di quel libro in particolare: Walter mi irretiva con i suoi pensieri sulla storia: ero confusa e Jacob se ne accorgeva. <>. Mi aveva turbato quanto letto, proprio in questi giorni in cui ero stata portata a pensare da qualche sollecitazione delle miriadi che subivo, a pensare che il mio dare troppo tempo alla Storia era stato foriero di poco o di nulla. Pensare che la Storia aveva un diritto su di me, mi consolava. Non mi sentivo in colpa, io coi miei studi vecchi e decrepitissimi da cui non avevo mai guadagnato nulla. Eppure. Walter mi sorrideva sotto i baffi da una delle sue splendide foto bianco e nero. Perché i cinefili non hanno fatto un film sulla sua vita? Questo sì che è un uomo su cui realizzare un film che sarebbe un capolavoro.
Rimanemmo a pagina 31 quel pomeriggio del mercoledì dell’ottava di Pasqua. Pensai che la misericordia di Dio abbracciava tutto l’universo. W. Benjamin aveva ancora una volta vinto. Continua a leggere

A cavallo delle nuvole:Cap. 4

In questo saggio, pubblicato nel 1938, in piena dittatura hitleriana, Leo Baeck si pone un doppio obiettivo: reinserire i Vangeli nel loro contesto originale ebraico e rivendicare per le parole e le gesta di Gesù la loro reale fonte: l’autentica Tradizione ebraica. Baeck sostiene che l’insegnamento di Gesù, prendendo come base i Vangeli originali, non conteneva alcuna messa in discussione fondamentale dell’ebraismo, ma che fu soprattutto Paolo il responsabile della deriva antiebraica della Chiesa primitiva, colui che incarnò lo spirito pagano al punto da far trionfare il pagano-cristianesimo sul giudeo-cristianesimo. Leggendo questo libro, si ha come l’impressione che Baeck amasse il cristianesimo originale perché era ricco di nuove prospettive e si poneva come il crogiolo di un rinnovamento e non come un salto nell’ignoto. Il saggio è preceduto da un’ampia introduzione di Maurice-Ruben Hayoun che inquadra tutta l’opera di Leo Baeck nel contesto del pensiero ebraico-tedesco.
Un libro incredibilmente attuale che non mancherà di suscitare polemiche ma anche ammirati consensi negli ambienti più disparati – sia ebraici che cristiani – a cominciare da chi crede fermamente nel dialogo fra le religioni, e in particolare fra ebraismo e cristianesimo. Non basta, però, a illustrare questa nota che in realtà è un messaggio pubblicitario dell’editrice Giuntina. Il libro non lo comprerò, oltre perché non ho i soldi, anche perché non dice nulla del suo amore per le tragedie greche. Per il resto può essere però ai nostri fini, molto interessante. Ci dice una cosa essenziale di quest’ uomo . Fu deportato dal 1943, nel campo di concentramento di Theresienstadt di cui non so nulla, di cui devo documentarmi. Con Taubes e San Paolo ogni giorno ho ripensato l’Olocausto. Avrei voluto scrivere al Professore di quanto ho pianto, per tutti, per i bambini. E che sopravvivenza potrà aver avuto Josef Baech dopo essere stato tutti quegli anni nel luogo della morte, cosa sognava la notte, che pasticche prendeva? Io voglio pensarci tutti i giorni se no non vale, la vita non vale, il Paradiso non vale! Poniamo adesso che tutti quei bambini Dio li abbia posti in paradiso in un luogo cosi eccelso che San Paolo li guarda da lontano, ma perché non fare di tutto perché questo strazio termini? Infatti continua, lo sappiamo tutti che continua. Qualche volta sono così arrabbiata con Dio che mi pare di essere ad un millimetro dal perdere la fede, meno di in millimetro, un atomo, un quanto, una stringa parmenidea. Allora se ripenso a Parmenide e a quello che ho scoperto di Lui non riesco a non credere in Dio. Penso che è impossibile che Dio non ci sia e che se esiste avrà ragione Lui, sarà più bravo e infinitamente più intelligente di Me. Allora credo che mi dovrà dare spiegazione del baratro di ogni storia e che la sua spiegazione sarà la mia consolazione, sarà un abbraccio con lo Spirito Santo, il Paraclito in senso ovviamente greco. Continua a leggere

Considerazioni sul libro ‘Religione per atei’

Ho letto il libro Religione per atei di Alain De Botton. L’argomento mi interessa vivamente e sinceramente (forse in quanto neofita della laicità cerco menti illuminate e slanci che però in questo libro decisamente non ho trovato).
Sinceramente la mia impressione, a parte qualche spunto interessante*, non è stata positiva. Innanzitutto manca un chiarimento su cosa l’autore intenda con il termine laicità. Si direbbe piuttosto che confonda questo concetto con quello di secolarizzazione, consumismo e capitalismo che sono categorie diverse che possono convivere tanto con la laicità che con la religiostà.

L’abitudine, inculcata all’autore fin da piccolo dai suoi genitori, di denigrare i credenti e ritenerli gente stupida e priva del diritto di ricevere stima e credito, forse lo ha largamente condizionato anche nella pretesa di scrivere una guida alla religione per atei. Continua a leggere

Riflessioni tra un anno e l’altro.

Da W. Benjamin ‘Sul concetto di storia’

Il tempo dell’orologio, del calendario è un tempo vuoto, un tempo che non esiste, che ancora non si è realizzato oppure che è già passato e quindi non esiste più. L’unico tempo reale è quello dell’attimo presente, dell’ADESSO come lo chiama opportunamente Benjamin. Sono così chiariti con assoluta precisione i modi di approccio alla storia: o una ‘memoria del passato’ che può spiritualmente istruire sul presente, qualora lo si utilizzi come ‘memoriale’, come insegnamento per il futuro come diceva Erodoto, oppure un ‘memoriale’ inteso alla maniera ebraica, un ricordo che rammenta la potenza salvica di Dio che è assolutamente fruibile anche nell’oggi.

E’ chiaro allora come la vera immagine del passato guizza via, è un frammento di secondi (?) o qualcosa di più breve ancora, che balena per non comparire più. Proprio nel momento della sua conoscibilità il passato è da trattenere ma la sua immagine, se è autentica, lo deve alla sua fugacità come scrive lo stesso Benjamin. Il questa rapidità di comunicarsi sta la sua unica chance. Proprio perchè è caduca questa verità può essere strappata via da un soffio di vento. Scappa, fugge, si dilegua. A prendere il suo posto, infatti, è pronta l’apparenza, che va più d’accordo con l’eternità.

Nell’ orizzonte temporale messianico l’idea di simultaneità si riferisce, per Benjamin, alla compresenza di passato e futuro nell’istantaneità del presente in cui si manifesta l’eternità del disegno divino. La trasformazione della percezione temporale che invece si ha in epoca moderna determina una simultaneità “obliqua” e trasversale che – sempre seguendo Benjamin – Anderson chiama «tempo omogeneo e vuoto», un tempo scandito e misurato da orologi e calendari.

Se riuscissimo a vivere nella verità continua di questo adesso continuo, molte paure fuggirebbero da noi,, sarebbe vita continua, una sempre presente e reale e continua eternità.

Auguri a tutti

roberta capodicasa e walter benjamin

Intervista a Ildegarda

Ildegarda di Bingen

Ildegarda di Bingen (1098 – 1179) una delle figure femminili più note del medioevo, non fu solo badessa, compositrice e autrice di una delle opere teologiche più significative del suo tempo ma, si occupò anche di medicina naturale, tema oggi di grande attualità descrivendo le proprietà curative naturali degli elementi. Ildegarda, monaca, visionaria, santa mai consacrata, è oggi considerata una grande conoscitrice delle scienze naturali e il primo grande medico del medioevo.

Sono emozionata, devo ammetterlo…. non intervisterò la cantante del momento, né l’attore belloccio che cambia fidanzate come se fossero pedalini … si tratta invece di una donna che porta sul suo corpo le ferite e le cicatrici della vita, innamorata di tutto ciò che l’universo muove. Compone musica che diventa medicina, studia gli alimenti per curare il fisico e far si che anche lo spirito ne tragga giovamento, ama le pietre preziose  concordando con  Marilyn sul fatto  che “sono le migliori amiche delle ragazze” (Ildegarda  non prende in considerazione i diamanti come fa Marilyn, trova invece divina l’energia  positiva emessa dall’ametista dal topazio e dal diaspro), mi appare in tutta la sua disarmante semplicità, luminosa e bella come solo le donne che sanno amare  sono…I miei occhi si abbassano ma il suo sguardo mi insegue e mi accoglie, possiamo iniziare, mi dice. Parliamo come se ci fossimo conosciute da sempre…. Continua a leggere

Religione per atei

Molto bello questo saggio di Alain de Botton “Del buon uso della religione”, edito da Guanda. Il vero significato dell’operazione viene però dal sottotitolo: “Una guida per non credenti”. De Botton sostiene infatti che la religione non è solo materia per credenti, ma anche per atei; in particolare per tutti quegli atei che hanno a cuore la cultura come faro dell’umanità.
L’operazione di de Botton è quella di osservare le migliori pratiche religiose e capire come applicarle alla società laica. Una società che non riesce più a rendere credibili i propri valori, a ritualizzarli in maniera efficace, a farli rielaborare dai propri cittadini, che appaiono sempre più eterodiretti, abulici, igienizzati, sterili. Continua a leggere