La regina delle fosche Simplegadi

“Mai la nave Argo avrebbe dovuto volare attraverso le fosche Simplegadi verso la terra dei Colchi, né il pino, tagliato nelle gole boscose del Pelio, cadere per armare di remi le mani degli eroi che per Pelia andarono in cerca del vello d’oro”

Così inizia la tragedia “Medea” di Euripide, nella traduzione di Laura Correale (Universale economica Feltrinelli, I Classici, 1995). Una storia crudele e appassionante, alla quale mi sento legato da molti anni. Voglio precisare subito che non intendo in questo scritto fare una recensione o uno studio su questo argomento e tanto meno una critica (per questo ci sono persone molto più capaci di me, fuori e dentro questo blog), ma solo registrare alcune riflessioni che la lettura di questo testo mi suscita.

Maria Callas interpreta Medea nel film di Pierpaolo Pasolini

Maria Callas interpreta Medea nel film di Pierpaolo Pasolini

Il luogo dove si svolge la tragedia è Corinto, dove Medea e Giasone sono arrivati dopo la conquista del vello d’oro da parte di quest’ultimo, avvenuta in gran parte grazie alle arti magiche (e non solo) di Medea. Due episodi (precedenti l’azione della tragedia) descrivono il carattere di Medea:

il primo è l’uccisione del fratellastro, Absirto, il cui cadavere Medea farà poi tagliare in piccoli pezzi, che farà gettare in mare; tutto questo per costringere il padre Eete, che li stava inseguendo, a rallentare, per poterlo raccogliere e seppellire; in questo modo Medea riuscirà a salvare sé stessa e Giasone;

il secondo episodio è l’uccisione del Re di Iolco, Pelia, colpevole di aver usurpato il trono spettante a Giasone; Medea, dopo aver trasformato una pecora in agnello tagliandola a pezzi e bollendola in un calderone, convince le figlie di Pelia a sottoporlo allo stesso trattamento, allo scopo di donargli l’eterna giovinezza; ma quando sarà il momento di tirarlo fuori tutto intero (e giovane) dal pentolone, si rifiuterà di farlo. Continua a leggere

A cavallo delle nuvole, capitolo 3

Capitolo 3
Vivevo intanto con consapevolezza critica la 27esima quaresima consapevole della mia vita , protagonista di una battaglia. Avevo 46 anni, una determinazione assoluta su alcuni fronti, ali dell’esercito invece scoperte agli attacchi del nemico; le mie armi: un amore assoluto per la cultura oltre che alla parola di Dio. Quell’anno il vademecum del percorso sarebbe stata la Lettera ai Romani, ovviamente. La leggevo ogni giorno col senso che le dava un grande del nostro mondo occidentale:Lutero. La leggevo accompagnata da Taubes. Ricordavo in primis il mio maestro Agostino per cui la lettera ai Romani costituì “una luce quasi di certezza capace di disperdere tutte le tenebre del dubbio”1. La Lettera ai Romani un testo di una potenza unica come diceva Martin Lutero nella Prefazione alla sua traduzione del testo in lingua tedesca: <>2. Dovevo ancora avvicinare di soppiatto alcuni testi di un altro Josef, questa volta non Taubes ma il caro vecchio Ratzinger perfettamente consapevole che nell’enorme distanza tra questi tre grandi filosofi c’era forse qualcun altro che avrei ascoltato sicuramente qualora ne avessi potuto prendere nota; ma io non avevo fatto nulla di quanto raccomandava Lutero e dunque dei commentatori della Lettera ai Romani ero praticamente nell’ignoranza più buia. A volte pensavo che Jacob, consapevole della mia superba ignoranza, mi stesse tracciando una mappa, un iter basilare perché riuscissi ad orientarmi nel mondo della filosofia. Ancora non so, ero contenta soprattutto della sua cortesia, riempiva le mie lunghe giornate mentre trascorrevo anche io gli “arresti domiciliari”. Continua a leggere

Sante e streghe, ancora da Umbrialibri

Tre studiosi di spicco alla tavola rotonda su “La donna tra tensione mistica e tentazione diabolica” nel pomeriggio conclusivo di Umbrialibri, 13 novembre 2011.

Enrico Menestò (letteratura latina medievale), Tullio Gregory (filosofia), Franco Cardini (storia medievale) parlano della figura femminile della santa e della strega nel Trecento. Continua a leggere

il Dominus apparente

<<Non sempre il Dominus apparente della situazione controlla le dinamiche profonde che agitano il mondo sottostante, l’orchestra wagneriana della storia celata all’occhio di chi assiste>> G. Camassa, Atene, La costruzione della democrazia, Roma 2007, p.56.

Ascoltarsi

“In una biblioteca due utenti stanno litigando fra loro: uno vuole aprire la finestra perché gli manca l’aria e l’altro vuole che rimanga chiusa perché ha i reumatismi e teme la corrente. Alzano la voce e disturbano gli altri lettori. Arriva una prima bibliotecaria: «Silenzio! Se non vi sedete e state zitti, vi faccio uscire tutti e due!» Si siedono, ma dopo un pò ricominciano a litigare. Arriva una seconda bibliotecaria la quale ascolta attentamente entrambi e poi, dopo una breve riflessione, propone: «Che ne dite se apriamo la finestra della stanza accanto, in modo che l’aria circoli senza provocare correnti?»” (Tratto da Roger Fisher e William Ury, L’Arte del Negoziato, Mondadori, Milano, 1995, ed originale 1981).

Il corpo delle donne

Oggi alla Sala S. Anna di Perugia sono stati invitati alunni di scuole medie e superiori a vedere il documentario “Il corpo delle donne”. Da quattrocento ore di TV italiana, visionata e analizzata dagli autori, è stato ricavato un montaggio di venti minuti (corre su Internet da due anni e lo portano in proiezione in giro per sensibilizzazione, appunto, anche nelle scuole). Scopo del lavoro è far riflettere sull’uso dell’immagine del corpo femminile in TV, nonché sulle differenze che di questo uso fanno le TV di altri Paesi europei e del Mondo. Lorella Zanardo, autrice anche dell’omonimo libro edito da Feltrinelli, (edizione economica) conduce il dibattito e la discussione con alunni e professori.
Colpisce il fatto che all’estero una Tv così non c’è, non è permessa, pubblicità che offendono l’immagine della donna sono vietate o prontamente ritirate (pratica che scopriamo possibile anche in Italia, mandando reclami, ma a valanghe, allo IAP). Continua a leggere

18!!!

Un signore cammina per la strada e camminando non fa che ripetere: Diciotto, diciotto diciotto, diciotto diciotto…un passante lo osseva incusiosito e dopo aver compiuto le spese della mattina lo incrocia di nuovo dietro l’angolo della pelletteria. Il tipo continua imperterrito: diciotto, diciotto, diciotto diciotto, diciotto. Si ferma a dare una informazione ad un passante e poi ancora: diciotto diciotto, diciotto, diciotto…
Allora l’uomo decide di domandare al tipo il perchè delle ossessiva ripetizione. Si avvicina:<<Buongiorno! Mi scusi se mi permetto. Ma come mai continua a ripetere ossessivamente camminando il numero “diciotto”? >>. L’interressato alza la testa e guardanodlo risponde: <<Ecco un altro che non si fa i c…. suoi!!! Diciannove, diciannove, diciannove>>.

Questa è la barzelletta circolata ieri sera dal vivo tra alcuni ‘pezzi da otto’. E poi saremmo seriosi!!! Ciao a tutti ! buona domenica

r.

Basta che sia bella

“Mi hanno detto di andare via e che tenevo i pantaloni e scarpe agli anni 60”. Così dice un ragazzo che, per aver detto stop moda, viene deriso dall’intero edificio (scolastico, ndr).” E le ragazze? Loro sognano il principe azzurro non con la spada ma con scarpe alte e costose dell’Adidas, con le felpe eccetera… (cita altre marche in voga al momento) ” Deve essere sportivo, forte, alto, muscoloso “. Questo è quello che dicono una moltitudine di ragazze dai 13 ai 18 anni. Non è più come un tempo che bastava una chitarra e cantare per farsi una ragazza che ti amasse. Oggi invece non funzionano più neanche le poesie. E i ragazzi? “Non ci facciamo tanti scrupoli, Basta che sia bella”.

Da un tema di terza media.

La consegna era scrivere un articolo di cronaca sui litigi tra amici o compagni di classe. L’interessante tesi del ragazzo, con parole sue, è che i ragazzi si scelgono per l’apparenza e poi litigano su cose futili senza instaurare vere relazioni, ma rapporti solo molto superficiali. Come prof posso dire: Resisti caro studente e cresci restando così se puoi.

 

Qualcuno dei nostri lettori mi ha detto che siamo un po’ seriosi e volevo inserire una nota che fa sorridere, anche se si tratta un po’ dell’umorismo pirandelliano: un primo istintivo sorriso seguito da un retrogusto di amarezza.

Tirannide…come lo stesso vittorio alfieri sostiene…meditiamo. ciao a tutti

TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d’impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)

cap. 2

Incontrai Leo Baeck (1873-1956) uno dei maggiori rappresentanti dell’ebraismo del Novecento. Fu Rabbino a Berlino dal 1912 fino alla sua deportazione nel campo di concentramento di Theresienstadt(1943). Sopravvisse alla Shoà e andò a vivere a Londra divenendo massimo esponente dell’ebraismo progressista. Insegnò quindi storia della religione in America e fondò il Leo Baeck Institute per conservare la storia degli ebrei di lingua tedesca. Fu autore del saggio di cui inserisco gli estremi per comprendere l’attenzione riservata alla lettura della figura di Gesù nel suo contesto storico ebraico.
Leo Baeck IL VANGELO: UN DOCUMENTO EBRAICO
Editrice La Giuntina, 2004

In questo saggio, pubblicato nel 1938, in piena dittatura hitleriana, Leo Baeck si pone un doppio obiettivo: reinserire i Vangeli nel loro contesto Continua a leggere