In coincidenza con le festività francescane sono a divulgare per il nostro piccolo gruppo qualche nota e citazione da un testo che ho comprato in un mercatino antiquario: L’Italia Francescana. Nel settimo centenario della morte di S. Francesco, Tipografia Porziuncola, Santa Maria Degli Angeli 1927. Ho letto con grande interesse questo libro e mi riservavo di studiare più approfonditamente la lettura di Francesco fatta dalla retorica fascista. Prima o poi spero che lo farò.
Cap. 1
Capitolo 1
Il filosofo Jacob Taubes tenne le lezioni riportate nel libro che campeggia sulla mia scrivania ininterrottamente da più di sette mesi, nel Gennaio del 1987 al Centro studi della comunità evangelica di Heidelberg. Il linguaggio era reso dalla lingua tedesca in una traduzione amabile, rendeva l’immediatezza dell’oralità e comunicava direttamente con il lettore che, come ho detto, stava lì a mo’ di ascoltatore. Insisto su questa cosa perché anche nella realtà della Bibbia l’ascolto è fondamentale e grazie alla piacevolezza del discorso diretto, il libro di Taubes era stupendamente ‘ascoltabile’. Mi piacque sul momento che l’autore parlasse della malattia incurabile che incombeva drammaticamente sulla sua persona: un uomo così nudo, spogliato di difese, coraggioso, mi sembrò degno subito di ascolto e visto che l’ascolto vero implica una fiducia, divenne degno di una mia immediata simpatia. Si era presentato in modo che le difficoltà dell’argomento, filosofia tedesca di altissimo livello, non riuscirono a spaventarmi più di tanto. Ma difficoltà ci furono e furono molte. Riuscirono, però, ad impreziosire oltre modo l’argomento trattato nel libro come se dovesse gradualmente disvelarsi alle mie orecchie, alla mia mente e, direi, anche al mio animo. Un libro, infatti, bisogna leggerlo col cuore altrimenti non è una vera lettura, deve essere un momento d’amore, d’amore fortissimo. Jacob Taubes, in quella occasione, cominciava le sue lezioni con un argomento molto personale, dando ragione del cambio di tema che aveva affrontato passando da una meditazione sulla Prima Lettera ai Corinzi, alla Lettera ai Romani. Fu un incontro epistolare con Carl Schmitt a persuaderlo. Carl Schmit un pezzo da novanta del Nazismo. Non essendo in alcun modo al di dentro di tematiche riguardanti la filosofia tedesca di quegli anni, non avevo potuto che andare ad informarmi e quanto venni a sapere fu per me una delle tante sorprese che l’uomo Taubes mi riservò. Una breve indagine mi rese noto che Carl Schmitt aveva in se due elementi che potevano attrarre l’amico Taubes: l’ attenzione per Paolo di Tarso, che tutto sommato ci poteva stare e l’essere l’ideologo dell’antisemitismo nazista cosa che assolutamente non poteva starci essendo Taubes ebreo. Da questo punto in poi i conti non tornarono più e compresi che mi trovavo davanti ad una personalità particolare, che esulava dai miei ristretti e limitati orizzonti. Come avrebbe potuto essere diversamente, un libro consigliatomi direttamente dal Professore? Non lo lessi perché era segnalato in bibliografia, figuriamoci! Lo feci perché mi scrisse nella email che, chissà, forse sarebbe potuto piacere anche a me. Continua a leggere
Gli intellettuali: il dovere del giudizio storico
E’ molto bello questo recente genere di documentario per il cinema in cui è quasi assente il commento e il giudizio. Il fatto che sia bello e interessante però non può esimere da una lettura intelligente e da un commento.
Esempi.
Proiettato l’altro ieri su La7 Silvio forever, film di Renato Faenza sull’ascesa di S.B.
A seguire il dibattito di tre giornalisti: Ferrara, Mieli e Scalfari, ciascuno con la propria interpretazione della politica e della storia italiana oltre che di S.B.
Ferrara e Scalfari, che notoriamente hanno posizioni diametralmente opposte nel giudicare il personaggio, hanno valutato positivamente il film, a tutti e due è piaciuto. Sì, tranne che per il primo rende l’idea della grandezza dell’uomo che troverebbe riscontro nel consenso di popolo che ottiene. Mentre per il secondo a mostrarsi attraverso i fatti è l’errore in cui cade con il facile e superficiale consenso il popolo italiano sempre in attesa del narciso e dell’uomo della provvidenza, come se gli eventi non avessero insegnato nulla. Non entro per ora nel merito del dibattito che però è stato interessante.
Per la seconda volta nel giro di pochi giorni mi ritrovo a constatare come uno stesso film a carattere documentario (e impostato con la tecnica del far parlare i personaggi e i fatti da sé senza quasi aggiungere altro) possa, a parità di contenuto, eccitare gli animi e confermare in un senso e anche nell’altro i giudizi e le rispettive convinzioni di chi lo guarda. Continua a leggere
Sulla tomba di Carlo Emilio Gadda
Una passeggiata al cimitero è stata tra le esperienze culturali da ricordare di questa estate. Io e Marco siamo andati in cerca di una chitarra a Roma giovedì scorso e prima di tuffarci nel negozio siamo andati a questo cimitero di cui avevo sentito parlare ma che non avevo mai visto, il Cimitero degli stranieri o Cimitero Acattolico di Roma. Del resto c’era un po’ di tempo in avanzo prima dell’apertura pomeridiana del negozio (e a me sembra sempre che finché il tempo c’è vada usato tutto).
Il mio fervido amico Massimo ci ha accompagnato con la moglie paziente e ci ha spiegato la storia di quel luogo e le vite di defunti celebri e sconosciuti. All’inizio lo abbiamo seguito nella pace del settore più antico, una radura di prato sotto i pini, sentieri tra le lapidi irregolari, l’area più aperta di tutto il complesso privato che è formato da un terreno di due ettari recintato dalle mura aureliane. La piramide Cestia incastonata nelle mura spicca in prospettiva, rispetta con discrezione la solennità dei pini che le sono cresciuti intorno e l’hanno vista diventare anticattolica suo malgrado. Continua a leggere
A cavallo delle nuvole
Introduzione
M’imbattei per la prima volta in un ‘libro’ riguardo la teologia politica di San Paolo in modo apparentemente casuale: la sollecitazione in tal senso mi venne nell’ambito consueto degli studi storici della Grecia antica cui ero solita attendere. La corrispondenza con un Professore, un collega a me molto caro, mi suggeriva un testo da lui citato nel suo ultimo lavoro sulla democrazia ateniese, Jacob Taubes, La teologia politica di San Paolo[1], un libro che egli aveva definito nella nostra corrispondenza , “un libro luminoso da cui si irradia una straordinaria forza vitale e intellettuale”. Furono di certo queste parole provenienti da una fonte speciale a spingermi ad aprire una finestra diversa da quelle usate fino a questo momento nel contatto con San Paolo, una finestra che facesse entrare una luce forte per la vita nella sua concretezza e per l’intelletto oltre che per lo spirito. L’autore del libro Jacob Taubes aveva, a questo punto, bisogno di una presentazione perché di certo non era nell’ordinario delle mie frequentazioni. Continua a leggere
Di chi è la colpa?
V’è nel seno della nazione stessa un nemico più potente dell’Austria, ed è la nostra colossale ignoranza, sono le moltitudini analfabete, i burocrati macchina, i professori ignoranti, i politici bambini, i diplomatici impossibili, i generali incapaci, l’operaio inesperto, l’agricoltore patriarcale, e la rettorica che ci rode le ossa. Non è il quadrilatero di Mantova e Verona che ha potuto arrestare il nostro cammino, ma è il quadrilatero di 17 milioni di analfabeti e 5 milioni di arcadi.
tratto da Pasquale Villari, Di chi è la colpa? Ossia la pace e la guerra, 1866
Il dilemma del prigioniero
Un poliziotto arresta due persone che hanno commesso una rapina. I due vengono trovati in possesso di armi e chiusi in due in celle diverse, in modo che non possano comunicare tra loro.
La situazione è chiarissima, i due sono colpevoli della rapina, ma Continua a leggere
Totalitarismo e realtà a tendenza totalitaria: L’approccio estensivo di Delestre e Lévy.
Recensione al saggio sociologico di
A. Delestre, C. Levy, Penser les totalitarismes, éditions de l’Aube 2010
Che cosa hanno in comune la mafia e lo stalinismo, L’Opus Dei e il nazismo?
Secondo Antoine Delestre e Clara Levy si tratta di tutti fenomeni totalitari, se si applica la categoria del totalitarismo nel suo dominio estensivo, benché il termine sia già di per sé ambiguo e abusato. I due studiosi, seguono Annah Arendt che già agli inizi degli anni Cinquanta indica analogie nei meccaismi di affermazione e mantenimento del potere tra i grandi regimi di destra e di sinistra.
I due studiosi non si fermano qui. Si spingono oltre fino a tracciare una linea immaginaria come un filo conduttore, su cui è possibile iscrivere, in crescendo, fatti diversi tutti riconducibili alla matrice comune totalitaria seppure differenziati in ordine di gravità, intensità, scala sociale di coinvolgimento. Si riconosce che differenze (qualitative e quantitative essenziali) separano il totalitarismo nazista o staliniano e quello di un gruppuscolo terrorista politico o religioso di oggi . Si suppone però si tratti di variazioni su uno stesso registro. Il libro esamina i processi affettivi, organizzativi, contestuali, sociologici, certi parametri (che non necessariamente sono mobilitati tutti allo stesso tempo) che intervenendo nell ‘ elaborazione del fatto totalitario, appaiono, malgrado varianti importanti, identici o molto prossimi (p. 35 traduzione dr). Troviamo così messe in relazione tra loro realtà che sembrano ancora lontane dal limite estremo dello stato totalitario e dai campi di concentramento, ma che condividono analoghi meccanismi di funzionamento sociale affidati a violenza, disprezzo dei diritti umani e della libertà di coscienza.
Lungo un simile continuum , troviamo così le bande criminali, la mafia, la famiglia autoritaria, i gruppi pseudo o parareligiosi come Scientology, o per l’area cristiana, l’Opus Dei, alcune comunità incentrate sui propri pastori e i Legionari di Cristo.
Quali sono dunque, anche se non sempre tutti presenti i marcatori dei fatti totalitari, sia che si tratti di organizzazioni private che di regimi ? Continua a leggere
La mappa del tesoro

La mappa originale de "L'isola del tesoro"
Come abbiamo detto già negli articoli precedenti, “Pezzi da otto, pezzi da otto!” è l’invocazione del pappagallo di Long John Silver, il pirata protagonista “oscuro, ma umano” de “L’isola del tesoro”, il capolavoro di Stevenson.
La cosa che mi ha colpito di quel romanzo è stata la sua genesi.
Stevenson vide una mappa di un’isola che stava dipingendo ad acquerello uno dei suoi figli. Cominciò a lavoraci insieme a lui di immaginazione, inserendo luoghi, personaggi e costruendo piano piano una storia. Con i familiari come collaboratori, la storia si sviluppò e diventò ricca di particolari. Continua a leggere
Riflessioni di un insegnante sui valori da trasmettere a scuola
Alcuni mesi fa Ho scritto queste riflessioni, suscitate da fatti di cronaca letti sul giornale (e non solo). Colgo l’occasione per pubblicarle nel blog.
Riflessioni sui valori sui quali fondare l’insegnamento nella scuola pubblica
Qualche giorno fa, all’entrata a scuola, in quei pochi minuti in cui ci si ritrova in sala insegnanti prima di andare in classe, ho avuto un breve scambio di opinioni con una collega sui valori che la scuola dovrebbe trasmettere agli studenti. Lei sosteneva che quelli relativi alla famiglia sono i valori da trasmettere, perché è in quel contesto che si sperimenta la solidarietà. L’argomento è stato per me oggetto di riflessione nel recente passato, così non ho dovuto pensare a lungo prima di rispondere. Ho detto che, a mio parere, questi valori non sono sufficienti a garantire basi solide sulle quali fondare la nostra attività d’insegnamento, e che il ruolo della famiglia nella formazione dei giovani è oggi fortemente sopravvalutato. Il suono della “campanella” ci ha avvertiti che era ora di iniziare il lavoro in classe, e così non abbiamo potuto continuare la discussione. Mi è rimasto, però, il desiderio di approfondire la mia riflessione, ed è per questo che sto scrivendo queste righe.
Un altro spunto per scrivere queste riflessioni Continua a leggere